Tempo fa ero in libreria. Così potrebbe suonare normale, ma la verità è: tempo fa ero in uno stato confusionale e mi sono rifugiata in libreria per trovare un po' di pace. Il luogo in questione è nella mia città, è piccola, ma c'è sempre bella musica di sottofondo e poi ormai mi conoscono (siamo divenuti amici!!!). Quindi girovagavo fra gli scaffali in cerca di nulla, solo per farmi invadere dalla musica e dal profumo dei libri, quando una signora di oltre 50 anni mi ha chiesto "Hai un libro da consigliarmi?". Io le ho nominato qulache libro letto di recente, e lei ne ha letto la controcopertina e poi ha scelto, ringraziandomi con un sorriso. Io la guardavo mentre sfogliava quelle pagine, osservava le copertine, sorrideva come fra sè e sè. Avevo trovato il mio attimo di pace. Prima di andare via è tornata indietro e mi ha detto "Se non hai letto questo, prendilo." e mentre lo diceva mi porgeva un libro. Io ero imbarazzata, davvero, ma lei ha continuato "Di che umore sei?" ed io "Confusa, per il momento" "Malinconica?" "No, non direi. Adirata mi sembra il termine più adatto." "Allora prendilo. Ti farà campagnia e forse placherà un po' di rabbia".
Bene: ho letto quel libro come un regalo prezioso. Mi spiace non aver avuto la presenza di spirito di chiedere alla donna come potessi rintracciarla in seguito, perchè davvero avrei una tal voglia di ringraziarla! Il libro è bellissimo, ed adesso vi tocca la mia recensione!
Titolo: La porta
Autore: Magda Szabò
Editore: Einaudi (collana Einaudi tascabili)
Prezzo: 10,50€
Valutazione personale (da 1 a 5): ![]()
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Il libro racconta del rapporto conflittuale fra la narratrice e la sua donna di servizio, Emerenc. Mentre il racconto si dipana, si cominciano a canoscere diversi personaggi, ognuno dei quali ha un valore intrinseco forte. Le due donne sono al centro di una legame talmente unico che è inspiegabile. Ciò che le divide culturalmente le unisce umanamente. Ogni personaggio, ogni situazione sono descritte con una raffinatezza, una acutezza che penetrano nell'anima. La storia è malinconica, ma non arriva mai ad essere claustrofobica, anzi lascia un retrogusto dolce, la dolcezza propria di quando si ricorda qualcosa che è passato per sempre e che non si è riuscito a vivere come si sarebbe voluto. I rapporti fra tutte le persone sono indagati con riservatezza, ma mediante descrizioni puntuali, in modo che il lettore conosco i legami, ne capisca l'entità, individui anocra più chiaramente il carattere delle protagoniste, ma non perda il filo del racconto. Insomma: uno di quei libri che appassionano, che fremono quando li riponi nel comodino, e ti urlano "LEGGIMI" e appena li hai finiti, ti senti orfana di qualcosa, o meglio è come se la vita dentro il libro continuasse ma non ti venissa dato modo di parteciparvi oltre...
La citazione che ho scelto ha due funzioni: la prima dimostrarvi il genere di scrittura che ho trovato eccellente, la seconda di darvi un assaggio del caratterino di Emerenc e del rapporto fra le due donne. La discussione è incentrata su un cane di terracotta che Emerenc regala alla padrona: una statua sbeccata, sproporzionata, brutta!
Citazione: "[...]-Emerenc- le dissi con tono insolitamente serio -[...]Quella non è un'opera d'arte, è kitsch-. I suoi occhi luminosi, blu, si voltarono verso di me. Per la prima volta notai in lei interesse, simpatia, attenzione, invece di un manifesto disprezzo. -Che cos'è il kitsch?-. Mi scervellai per spiegare le colpe di quel cane innocente, fabbricato in modo dozzinale con un corpo sproporzionato. Kitsch è un oggetto che ha qualcosa di non vero, che le persone hanno inventato solo per soddisfare un piacere superficiale e modesto, il kitsch è finto, falso, posticcio. -Questo cane è falso?- chiese indignata - è una cosa che inganna? Non possiede forse tutto quello che dovrebbe avere, orecchie, zampe, coda?"
Enjoy!
PS: secondo me la copertina non c'entra nulla con il libro! Onestamente non l'avrei comprato d'istinto!