Sabato scorso nella mia Palermo c'era il sole. Una di quelle giornate terse, con il cielo di un blu meraviglioso, in cui viene voglia di sentirsi liberi. Così ho preso la bici e sono andata in giro. Girovagare per il centro storico, a piedi o in bici, ti fa entrare in una dimensione più umana della città. Anche se le strade principali sono intasate dal traffico, c'è sempre la possibilità di perdersi nei vicoli della parte vecchia della città e guardarsi intorno, magari scoprendo o solo ri-scoprendo dei piccoli (ENORMI!) tesori. Per chi conosce Palermo sarà facile seguirmi nel percorso che ora descriverò, ma per tutti gli altri spero di essere lo stesso chiara e farvi venire voglia di visitare questa città che amo immensamente.
Tra via Roma (una delle arterie principali di Palermo) e il mare, c'è una piccola area al cui interno sono custoditi i "Tesori della Loggia", precisamente due oratori e tre chiese. Riaperti al pubblico da poco tempo, è possibile visitarli dal lunedì al sabato per la modica cifra di 5,00 euro. Il sito che vi ho linkato è esaustivo.
Adesso vi parlo di emozioni. Immaginate stradine lastricate di billiemi, la musica nell'aria che proviene dal Conservatorio, pochissime auto. Per chi non conosce il posto, diviene anche più semplice immaginare, poichè non vede alcune brutte architetture e dei palazzi in decadimento: ma non si può avere tutto. Comunque, camminando su questi lastroni di marmo grigio, ahimè anche scivolosi, accompagnati dalle note dei ragazzi del conservatorio che si esercitano, si giunge ad una scaletta ripida, stretta, noi siciliani diremmo agnunata (termine che deriva dal siciliano agnuni che significa angolo; quindi in questo caso il suo significato potrebbe essere tradotto con "nascosta in un angolo"...ma vi assicuro che in siciliano rende meglio!!! ) che conduce a quello che per me è il vero tesoro: l'Oratorio del Rosario in Santa Cita. In questo oratorio tra il 1685 e il 1688 Giacomo Serpotta realizzò degli stucchi davvero inimmaginabili. La plasticità delle forme, la gestualità delle statue, l'espressività dei volti fanno sì che tutto il complesso risulti in movimento. La sensazione che tutto intorno allo spettatore si muova lascia senza fiato. Camminare dentro quest'architettura con il naso all'insù è sentirsi parte della sinfonia di elementi da cui è costituita. Le fotografie non rendono giustizia a quest'opera d'arte (che io metterei fra i patrimoni dell'umanità): una architettura in cui forme tridimensionali comprimono e dilatano lo spazio, parlano, suonano, interagiscono quasi con lo spettatore. Davvero da lasciare senza fiato!
Enjoy!
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