Uno dei miei passatempi preferiti è leggere. Forse uno dei motivi per cui ho "aperto" questo blog è per condividere questa mia passione.
Oggi vi consiglio questo libro: Belli e dannati di F. Scott Fitzgerald (io ho l'edizione Mondadori, Oscar Classici Moderni - 8,40€).
Di questo autore ho già letto due libri: Il grande Gatsby e Tenera è la notte, entrambi molto belli. Anzi del primo vi consiglio anche il film con un bellissimo Robert Redford e una bravissima Mia Farrow.
Fitzgerald è un autore semplice, immediato, scorrevole. La lettura dei suoi libri può far passare oziose domeniche pomeriggio o accompagnarvi la sera prima di andare a dormire. Nulla di complicato, insomma, ma tutto abbastanza introspettivo. L'autore scrive più o meno quello che vive: devo dire che non è un grande esempio di virtù (muore a soli 44 anni dopo una vita dedita alla dissolutezza ed all'alcol!!!).
I due protagonosti del libro vivono oziosamente, credendo che la bellezza sia la chiave che apre tutte le porte e che quindi non c'è bisogno di altro per condurre una vita agiata. Appena però arrivano i problemi, loro sono assolutamente impreparati ad affrontarli.
Il brano che posto di seguito non è esplicativo della trama del libro, ma io l'ho trovato bello e devo dire che ho anche sorriso leggendolo.
Buona lettura dunque e il solito ENJOY!
"Accadde una volta che tutti gli uomini di mente e di genio del mondo si accomunarono in un'unica credenza: vale a dire, nel non credere a nulla. Ma si stancarono al pensiero che dopo qualche anno dalla morte sarebbero stati attribuiti loro culti e sistemi e previsioni che essi non avevano mai considerato nè voluto. Così si dissero l'un l'altro: <Mettiamoci d'accordo e scriviamo un gran libro che duri per sempre, per beffare la credulità dell'uomo. Cerchiamo di persuadere i nostri poeti più erotici a scrivere sulle gioie della carne ed ad indurre i nostri giornalisti più robusti a narrare storie di amori famosi. Vi includeremo tutti i racconti più assurdi delle vecchie d'oggi. Sceglieremo il satirista vivente più acuto per fargli comporre una divinità con tutte le divinità adorate dal genere umano, una divinità più splendente di una qualunque di esse, eppure così debole nella sua umanità da diventare un simbolo di riso in tutto il mondo: e le attribuiremo ogni genere di scherzi e vanità e furori, cui essa indulga per svago, in modo che la gente legga il nostro libro e mediti e sia così evitata la stupidità sulla terra. Infine facciamo in modo che il libro possieda tutte le virtù dello stile, così che duri per sempre a testimonianza del nostro scetticismo profondo e della nostra ironia universale>.
Così fecero gli uomini e morirono. Ma il libro visse in eterno tanto era stato ben scritto e tanto era stato dotato di immaginazione stupefacente da questi uomini di mente e di genio. Avevano dimenticato di dargli un titolo, ma dopo la loro morte venne chiamato Bibbia."
*il dipinto che ho utilizzato per illustrare questo brano è San Girolamo nel suo studio di Antonello da Messina
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